01/07/2010

May Allah bless you

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Marwa El Sharbini


"Marwa El Sharbini"
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Marwa al Sherbini, trentenne di origini egiziane, è stata uccisa con diciotto coltellate davanti agli occhi del figlioletto di tre anni e del marito lo scorso 1 luglio nel tribunale di Dresda, in Germania, dove si stava svolgendo il processo contro un giovane tedesco, suo vicino di casa, che lei aveva denunciato per pesanti minacce quali "puttana islamica" e "terrorista" e continue ingiunzioni a togliersi il velo.
E’ stato lui, definito dai rari giornali che hanno dato la notizia "fanatico antislamico", ad ucciderla.
Quando – troppo tardi – i poliziotti sono intervenuti, hanno scambiato il marito – che cercava di difenderla – con l’assalitore, sparandogli addosso. L’aspetto "non ariano" dell’uomo è stato probabilmente motivo sufficiente: se l’idea dell’immigrato (un tempo era il "negro") come potenziale stupratore e omicida di donne (leggi: noi donne "bianche") è oramai saldamente radicata nell’immaginario collettivo occidentale, altrettanto lo è l’idea che se una donna indossa il velo è vittima di un marito (o di un padre, un fratello …) fondamentalista e sessista alla decima potenza.
Di questa storia ho saputo solo ora leggendo un articolo in "Il vento e l’anima", del resto la notizia è girata pochissimo online, e quasi niente sulla stampa cartacea in Italia (ma sembra anche nella stessa Germania).
Non so se Marwa al Sherbini debba (o possa) essere definita martire dell’hijab o martire del razzismo, ma so per certo che ad ucciderla è stata una cultura razzista e sessista, che ha individuato nel velo – associato di volta in volta al fondamentalismo (islamico), al patriarcato, al sessismo più becero, all’oppressione e alla violenza sulle donne – il luogo privilegiato sul quale far convergere tutti i peggiori stereotipi e pregiudizi sulle donne e gli uomini "non occidentali", stereotipi e pregiudizi funzionali a quello "scontro di civiltà" che dovrebbe giustificare pratiche discriminatorie, sessiste e razziste, alcune delle quali recentemente sancite in Italia con l’approvazione del vergognoso pacchetto sicurezza.
E forse non dovrei neanche stupirmi (e denunciare ancora e ancora e ancora … ) del colpevole silenzio dei media soprattutto mainstream (ma non solo) sulla storia di Marwa.
Sappiamo dei silenzi, delle censure, delle diverse maniere di trattare casi di cronaca a seconda delle origini della vittima e dell’omicida. Ma anch’io non posso impedirmi di immaginare cosa sarebbe successo se ad uccidere (e in un’aula di tribunale!) fosse stato un musulmano ("fondamentalista" o "moderato" non importa, del resto un qualsiasi uomo migrante va bene tanto in un certo immaginario sono tutti ugualmente e violentemente sessisti e potenziali stupratori e omicidi).
Ad immaginare come alcuni elementi (Marwa era ed è stata uccisa davanti agli occhi del figlioletto di tre anni) sarebbero stati usati per accrescere il carattere bestiale dell’omicidio e il consenso pubblico verso ulteriori probabili misure securitarie/razziste contro i/le migranti.
Il problema è che l’omicidio di Marwa al Sherbini non si presta a comode (per il sistema sessismo/razzismo) strumentalizzazioni, come è stato il caso ad esempio di Hina Saleem (ma anche di Giovanna Reggiani). E non si presta neanche ad una lettura in termini di "violenza sulle donne" tout court.
Non è un caso allora che a tacere siano anche tante voci femminili/femministe, che senza poter essere assimilate all’isteria antislamica di una Suad Sbai o di una Daniela Santanchè, devono certo compiere una radicale (ma quanto necessaria) rimessa in discussione dei propri discorsi per poter "guardare" il corpo martoriato di questa donna che indossava l' hijab.

fonte:
l'articolo è stato copiato dal blog "sotto il cielo di Allah" della sorella Hanifah... la ringrazio tantissimo! =))

http://sottoilcielodiallah.blogspot.com/2010/07/marwa-el-...

ღZiziiiღ

30/06/2010

"L'ECLISSI"

"L'ECLISSI"

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Chi mi ferisce mi teme
perché mi vede
e non capisce.
Non si spiega
di come io sia
la stessa ragazza
che scherza e che prega.
Un giorno sono il sole
nel limpido cielo,
il giorno dopo la luna
con l'oscurità a farmi da velo.

Chi mi ferisce
è perché non mi vede
e non sa dirsi
se siamo demoni o prede.
Mia madre lo sa,
è di generazione
il convivere
con l'umana degenerazione.
"Noi viviamo
nelle parole dell'Altissimo"
mi dicevi madre,
"non ti curare
della loro eclissi".

Chi mi ferisce
né me né mia madre
conosce.
L'imbarazzo
che si tramuta in forza,
l'essere uguale a lei
e ad ogni altra donna diversa.
Sono sempre con me,
madre, le tue parole:
una nell' altra
e in Dio, mai sole.


STEFANO ROMANO, 2 Febbraio 2010

"Dedicata a Maryam Bntimran e ai suoi racconti di quando era piccola
e dedicata ad ognuna di voi, sempre."


28/06/2010

Figlia del Corano


"FIGLIA DEL CORANO"

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Si è persa oramai la memoria
di chi fu la prima,
e quale direzione abbia preso la storia
è un fatto privato
che l'animo incrina.

Ogni scelta è nascosta
nello sguardo che si dà e si leva,
è una domanda senza risposta
conosciuta solo da chi prega.

Sei figlia del deserto e della metropoli
del disprezzo e del Corano,
il tuo corpo è un verso imparato a memoria
ed un limite invalicabile per ogni mano.

Sei una bellissima farfalla
che nessuno vede,
sei un pensiero che balla
in una mente che crede.

Sei il conflitto
tra Essere ed Apparire
eppure nei tuoi occhi c'è una fierezza
che nessun uomo potrà mai com-patire.

STEFANO ROMANO, 26 Gennaio 2010

"La mia dedica va ancora a chi ha accettato di condividere con me il suo pensiero ed emozioni di donna, alle mie amiche velate... con il mio massimo rispetto, sempre." - Stefano Romano -

I momenti della morte del Profeta Muhammad (PBSL)

I momenti della morte del Profeta Muhammad (PBSL) * sheikh Muhammad Hassan *



http://www.youtube.com/watch?v=leNWlbrgUS8